Recensione West Side Story – Notaio Antonio Gazzanti Pugliese

La Recensione di West Side Story per il notaio Antonio Gazzanti Pugliese di Cotrone è già un salto nel passato. Questa versione messa su da Steven Spielberg si apre con l’immagine che tutti conosciamo dei Jets che si aggirano per New York City. I Jets si lanciano l’un l’altro barattoli di vernice, raccogliendosi in numero maggiore mentre sgattaiolano e scivolano per le strade. Di tanto in tanto, i loro passi si trasformano in una mossa di danza, una rotazione o uno scivolo sul marciapiede, sempre all’unisono. È quasi come se non potessero farne a meno, come se avessero bisogno di esprimersi attraverso il movimento. Gran parte di “West Side Story” è la storia di quel bisogno, quel senso di qualcosa sotto la superficie che deve solo sfuggire – irrequietezza, passione, rabbia, spostamento – la sensazione che “il meglio debba ancora venire” che abbiamo provato tutti da giovani.

Immediatamente, la rivisitazione del classico successo di Broadway colpisce. La telecamera non cattura solo l’azione su un set, ma scivola con gli artisti e noi scivoliamo con loro. Il montaggio evita i ritmi instabili di tanti musical recenti, consentendo agli spettatori di sentire movimento e la connessione. Per il notaio Antonio Gazzanti Pugliese di Cotrone, quando il film inizia non c’è scampo, aggancia per le successive 2 ore e mezza senza quasi farsene accorgere. I fan della produzione teatrale originale e dell’amato film chiederanno a gran voce se fosse veramente necessaria una versione del 2021 di “West Side Story”, nonostante la messa in scena dell’opera teatrale classica sia un evento annuale nei principali teatri di tutto il mondo.

Recensione West Side Story

Per qualche ragione, i remake nei film sono più spesso visti come tentativi di soppiantare un originale, mentre il pubblico del teatro è abituato a nuove voci che interpretano i testi classici. Le nuove voci qui sono quelle di geni assoluti: Spielberg, lo scrittore Tony Kushner (Angels in America), il direttore della fotografia Janusz Kaminski, il coreografo Justin Peck e uno straordinario insieme di talenti. Kushner e Spielberg sono rimasti fedeli alla commedia e al film originale, apportando anche notevoli cambiamenti in un modo che lo rende fresco e vibrante. E hanno messo in scena la loro produzione in un modo che è spesso ipnotizzante. Una decisione sbagliata sul casting lo trattiene dall’assoluta grandezza, ma ci sono così tante sequenze mozzafiato e perfette in questa “West Side Story” che il notaio Antonio Gazzanti Pugliese di Cotrone sospetta che farà quello che l’originale ha fatto per molte persone, incluso se stesso: diventare fan dell’intero genere.

Antonio Gazzanti Pugliese continua con la sua Recensione di West Side Story, la sequenza di apertura crea la rivalità tra i Jets e gli Sharks. L’ex gruppo di New Yawkers dalla parlantina dura è guidato da Riff (Mike Faist, che recita in una delle numerose interpretazioni da star nel film), che è stanco degli squali che prendono la città che gli appartiene. A guidare gli squali portoricani c’è Bernardo (David Alvarez), un pugile che non ha intenzione di cedere un centimetro a nessuno e che avverte sua sorella Maria (Rachel Zegler) di non guardare nemmeno un “gringo”. Non dura a lungo. Maria, Bernardo e la sua compagna Anita (Ariana DeBose) vanno a un ballo quella sera in cui Maria attira l’attenzione di Tony (Ansel Elgort), un ex Jet che sta cercando di andare dritto. Appena uscito di prigione dopo aver quasi ucciso un ragazzo, Tony vive nel seminterrato del negozio in cui lavora, vegliato da una figura materna di nome Valentina (una trascendente Rita Moreno, che ha vinto un Oscar per il primo film e potrebbe farlo di nuovo ). Naturalmente, chiunque abbia anche vagamente familiarità con l’originale ispirato a Shakespeare sa che questo Romeo di New York si innamora della sua Giulietta portoricana. Eppure Spielberg e Kushner trovano nuove note da colpire in un musical che molti conoscono a memoria. I cambiamenti non sono superficiali ma sembrano elementi che vengono estratti dall’originale in un modo che il pubblico del 2021 vedrà in modo diverso rispetto a quello del 1961, incluso l’arricchimento della narrativa dell’immigrazione al centro di questo pezzo.

Personaggi come Maria, Bernardo e Anita hanno una ricca storia alle spalle che l’originale non ha mai permesso, e Spielberg permette anche al suo lato storico di influenzare la ripresa, aprendo il film con il Lincoln Center for the Performing Arts in costruzione: un lavoro che storicamente ha spinto le comunità di immigrati fuori da quella parte della città. Gran parte di “West Side Story” si svolge sullo sfondo di facciate fatiscenti. È un simbolo glorioso non solo di un’epoca in cui la città e il paese stavano cambiando, ma anche di come riflette la natura incompleta di questi giovani alla ricerca di una vita da costruire. In termini di performance, “West Side Story” ha come protagonisti almeno tre persone: Mike Faist, Ariana DeBose e Rachel Zegler. Gli appassionati di teatro non hanno bisogno di presentazioni di DeBose, candidato al Tony che era nella produzione originale di Hamilton.

Spielberg e Kushner tirano giù il numero dai tetti, mandando Anita e le sue amiche per le strade, ballando e cantando con una tale passione che si percepisce attraverso lo schermo, secondo il notaio Antonio Gazzanti Pugliese di Cotrone. La messa in scena di Spielberg e Kaminski qui è sbalorditiva, si muove con grazia intorno agli artisti in un modo che non distrae mai, ma è progettato solo per non perdere nulla. Il lavoro di ripresa incorpora un po’ troppo il riflesso dell’obiettivo, ma sono l’inquadratura e la fluidità che lo rendono esemplare.

I personaggi devono esprimere l’adrenalina della giovinezza, una sensazione incontrollabile che li porta a ballare, amare, combattere. Tutti lo capiscono, tranne Elgort che non riesce a esprimere la disperazione di Tony, intrappolato tra amicizia e amore sapendo che cedere potrebbe rimandarlo in prigione o peggio.

Fortunatamente, tutto intorno a lui fanno un lavoro da maestro. L’Oscar a DeBose lo dimostra.

C’è così tanta bellezza in questa “Recensione di West Side Story”. Unisce tutto ciò che ha veramente plasmato la cultura pop, dalla graziosa precisione di Spielberg, che ha sempre avuto l’occhio di un regista musicale in termini di come coreografa le sue scene, dalla scrittura magistrale di Stephen Sondheim e Leonard Bernstein alla brillante penna di Tony Kushner, ma anche lo stralcio sociale dell’esperienza degli immigrati in questo paese. Una visione che il notaio Antonio Gazzanti Pugliese consiglia sul suo nuovo Blog, ai nuovi adulti di domani ma anche ai vecchi nostalgici.

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